Caricamento...

Reggio Emilia 365 Logo Reggio Emilia 365

Artigianato italiano, il 2025 chiude in tenuta: oltre 1,23 milioni di imprese attive

17/02/2026

Artigianato italiano, il 2025 chiude in tenuta: oltre 1,23 milioni di imprese attive

Il 2025 si chiude con un dato che, pur non potendo essere definito espansivo, rappresenta un segnale importante per uno dei comparti più identitari del sistema produttivo italiano: l’artigianato. Lo stock di imprese artigiane resta sostanzialmente stabile, attestandosi oltre quota 1,23 milioni di attività, in linea con il trend osservato negli ultimi anni. Il saldo tra iscrizioni e chiusure, calcolato al netto delle cessazioni d’ufficio disposte dalle Camere di commercio, registra un risultato positivo di 187 unità, confermando una capacità di tenuta che appare ormai strutturale.

Il dato, letto nel contesto generale di un’economia segnata da tensioni geopolitiche, incertezze commerciali e debolezza della domanda interna, evidenzia un cambiamento rilevante: le micro e piccole imprese artigiane sembrano oggi più preparate ad assorbire fasi congiunturali sfavorevoli rispetto al passato, pur continuando a operare in settori tradizionalmente vulnerabili come manifattura e costruzioni.

Meno chiusure, imprese più resilienti: il segnale dai dati Movimprese

Secondo l’elaborazione dei dati Unioncamere/Movimprese, la tenuta del comparto nel 2025 è legata soprattutto alla flessione delle cessazioni. La media delle chiusure si è attestata infatti a poco più di 79mila l’anno, mentre tra il 2009 e il 2020 – anni segnati da tre crisi profonde – la media annua superava le 105mila cessazioni.

La differenza è significativa perché mostra come, negli ultimi anni, sia cambiata la dinamica di “mortalità” delle imprese artigiane. Nei periodi più critici della scorsa decade, i saldi annuali risultavano pesantemente negativi, con picchi come il -27mila del 2013 e contrazioni superiori alle 20mila unità nel 2012 e nel 2014. Il peso della specializzazione artigiana in settori ciclici aveva amplificato gli effetti delle crisi, rendendo il comparto particolarmente esposto.

Oggi, invece, la riduzione delle chiusure suggerisce che molte imprese hanno saputo trasformare le difficoltà del passato in esperienza: hanno riorganizzato processi, ridotto vulnerabilità, rafforzato la propria posizione nelle filiere produttive, spesso dominate da imprese di dimensione maggiore. Un processo lento, ma evidente, che sembra aver reso l’artigianato più solido di quanto non fosse nel decennio precedente.

Un’Italia a velocità diverse: crescita nel Nord Est e nel Mezzogiorno

Se a livello nazionale il dato complessivo è di stabilità, sul piano territoriale emergono differenze nette. Rispetto al 2024, lo stock di imprese artigiane resta invariato nel Nord Ovest, cresce nel Mezzogiorno (+0,1%) e nel Nord Est (+0,2%), mentre registra una flessione nell’Italia Centrale (-0,3%).

Nel Nord Ovest la stabilità è frutto di un equilibrio interno: la crescita della Lombardia (+0,2%) compensa infatti le contrazioni registrate in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Nel Mezzogiorno la situazione appare disomogenea: tra le otto regioni meridionali, l’aumento è sostenuto soprattutto da Sicilia (+0,4%) e Sardegna (+0,8%), mentre nelle altre realtà il quadro resta più debole.

Diverso il caso del Nord Est, dove la crescita riguarda tutte le regioni e spicca in particolare il +1,5% del Trentino-Alto Adige, indicatore di un tessuto imprenditoriale capace di mantenere dinamismo nonostante la fase incerta. Al contrario, nel Centro Italia la flessione appare più uniforme e coinvolge regioni storicamente importanti per l’artigianato: Toscana (-0,6%), Umbria (-0,7%) e Marche (-0,5%) mostrano cali significativi.

CNA: “Serve una riforma della legge quadro del 1985”

Sui dati interviene anche il presidente della CNA, Dario Costantini, che interpreta la tenuta del comparto come segnale della capacità delle piccole imprese di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Allo stesso tempo, Costantini evidenzia un punto critico: la necessità di modernizzare la legge quadro sull’artigianato, ferma al 1985.

Secondo CNA, la delega al Governo per la riforma contenuta nella legge annuale sulle Pmi rappresenta un’occasione strategica per rilanciare un settore considerato essenziale per il Made in Italy, sia per il valore economico sia per quello culturale e identitario. Una revisione normativa potrebbe diventare la leva per accompagnare l’artigianato verso nuove sfide: transizione digitale, sostenibilità, ricambio generazionale e competitività internazionale.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.