Check-up Mezzogiorno 2025: la Cisl chiede crescita più solida e lavoro di qualità
07/02/2026
Il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM, restituisce un quadro dell’economia meridionale caratterizzato da una fase di crescita sostenuta, trainata in larga parte dagli investimenti e dall’impatto delle politiche pubbliche. Un segnale positivo, ma che secondo la Cisl non può essere letto come un automatico superamento dei divari storici tra Nord e Sud.
A sottolinearlo è il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga, che in una nota invita a interpretare i dati con cautela, evitando semplificazioni e distinguendo tra crescita congiunturale e reale consolidamento dello sviluppo.
Ganga: “La crescita non basta, restano criticità su lavoro e coesione sociale”
Secondo la Cisl, il Mezzogiorno continua a presentare fragilità profonde, soprattutto sul piano occupazionale e della coesione sociale. L’aumento dell’occupazione registrato negli ultimi anni, pur rappresentando un elemento incoraggiante, deve ora tradursi in un salto di qualità: salari più adeguati, maggiore stabilità contrattuale e condizioni di lavoro più solide.
Ganga richiama inoltre un tema che, in molte aree del Sud, incide direttamente sulla capacità di attrarre investimenti e generare sviluppo duraturo: il mismatch tra domanda e offerta di competenze. La carenza di professionalità adeguate rischia infatti di trasformarsi in un vincolo strutturale alla crescita, soprattutto in settori produttivi ad alto contenuto tecnologico e innovativo.
ZES Unica e PNRR: strumenti decisivi, ma serve continuità nella programmazione
Nell’analisi della Cisl, un ruolo determinante è stato svolto dagli strumenti pubblici, in particolare dalla ZES Unica e dal PNRR, che hanno contribuito a sostenere la dinamica economica e a rafforzare la capacità di investimento. Proprio per questo, secondo Ganga, diventa fondamentale evitare ritardi o errori nella fase successiva.
La Cisl richiama infatti l’importanza di accelerare l’avanzamento della programmazione delle misure previste dai programmi di coesione 2021–2027, strumenti considerati cruciali per consolidare gli indicatori di crescita, soprattutto nei territori più fragili e maggiormente esposti a disuguaglianze sociali ed economiche.
“Trasformare gli indici di crescita in sviluppo stabile e duraturo”
La posizione della Cisl si concentra su un obiettivo chiaro: rendere strutturale l’attuale fase di crescita. Per farlo, secondo Ganga, occorre rafforzare le politiche industriali, puntare su lavoro dignitoso, investire in formazione e garantire un coinvolgimento reale del partenariato economico e sociale nei processi di sviluppo locale.
La proposta del sindacato si colloca nella prospettiva di un Patto sociale per lo sviluppo, fondato su responsabilità condivise e continuità delle politiche pubbliche. La valorizzazione del lavoro viene indicata come leva centrale non solo per la competitività, ma anche per la coesione sociale.
L’obiettivo finale, conclude Ganga, è fare in modo che il Mezzogiorno possa diventare una componente strutturale della crescita nazionale, contribuendo in modo stabile allo sviluppo dell’intero Paese.
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