Divario di genere nel lavoro: a Reggio Emilia il gap salariale supera la media nazionale
07/03/2026
Il divario di genere nel mercato del lavoro resta una delle principali criticità strutturali del sistema economico italiano. A evidenziarlo è una nuova analisi realizzata dal Coordinamento analisi economica della Cgil di Reggio Emilia, curata dall’economista Florencia Samber e presentata in Camera del Lavoro.
Lo studio fotografa una situazione locale complessa: nonostante retribuzioni orarie mediamente più alte rispetto alla media regionale e nazionale, il gender pay gap nella provincia di Reggio Emilia risulta più elevato rispetto a quello registrato sia in Emilia-Romagna sia nel resto d’Italia.
Differenze salariali tra uomini e donne
Secondo i dati presentati dalla Cgil, la retribuzione lorda oraria media nella provincia reggiana è pari a:
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17,14 euro per gli uomini
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14,62 euro per le donne
La differenza si traduce in un divario salariale del 9,2% a sfavore delle lavoratrici.
Il gap si amplia ulteriormente quando si analizza la retribuzione lorda annua, che risente di fattori come la discontinuità dei contratti, il numero di ore lavorate e la maggiore diffusione di rapporti di lavoro precari tra le donne.
Nel settore privato, il divario nella retribuzione media annua raggiunge il 21,9%, mentre nel settore pubblico il gap si riduce ma resta comunque significativo, attestandosi al 6,8%.
Cresce l’occupazione femminile, ma aumenta la precarietà
Secondo l’analisi della Cgil, l’aumento dell’occupazione femminile registrato negli ultimi anni non coincide necessariamente con un miglioramento delle condizioni lavorative.
Elena Strozzi, della segreteria della Cgil con delega alle politiche di genere, sottolinea come la crescita dell’occupazione tra le donne si concentri soprattutto in forme contrattuali più precarie, come:
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contratti a tempo determinato
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lavoro in somministrazione
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contratti intermittenti
Parallelamente, le nuove assunzioni stabili femminili registrano un calo significativo, con una riduzione superiore al 15,8%.
Questo scenario, secondo il sindacato, contribuisce ad ampliare il divario economico e professionale tra uomini e donne.
Il problema dell’inattività femminile
Particolarmente preoccupante è anche il dato relativo all’inattività nel mercato del lavoro.
Se tra gli uomini il tasso di inattività si attesta al 22,7%, tra le donne sale al 35,1%. Il dato diventa ancora più critico tra le giovani donne, dove il tasso raggiunge il 78,9%.
Secondo la Cgil, la diminuzione del tasso di disoccupazione femminile rischia quindi di rappresentare una illusione statistica: molte donne smettono di cercare lavoro, scoraggiate dal peso del lavoro di cura e dalla mancanza di servizi adeguati.
Le richieste del sindacato: più servizi e congedi paritari
Il sindacato sottolinea come il divario di genere non possa essere ridotto con interventi simbolici, ma richieda politiche strutturali.
Tra le criticità segnalate c’è anche il blocco della proposta di legge per l’introduzione di un congedo genitoriale paritario di cinque mesi per ciascun genitore, con copertura economica al 100%.
Nel confronto europeo, l’Italia risulta in ritardo: in Spagna, ad esempio, ciascun genitore dispone di 16 settimane di congedo retribuite al 100%, mentre in Italia il congedo di paternità obbligatorio si ferma a 10 giorni.
Secondo la Cgil, per ridurre realmente il divario di genere servono:
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investimenti nei servizi pubblici, in particolare per l’infanzia e la non autosufficienza
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politiche di sostegno ai caregiver familiari, ruolo svolto in gran parte da donne
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trasparenza salariale e rafforzamento della contrattazione
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politiche attive per promuovere occupazione stabile e di qualità
L’autonomia economica, sottolinea il sindacato, rappresenta una condizione fondamentale per la libertà delle donne e per una piena partecipazione alla vita sociale ed economica.
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