Indicazione geografica “non food”, una leva strategica per artigianato, territori e Pmi
28/01/2026
Le indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali si candidano a diventare uno strumento decisivo per rafforzare il sistema produttivo italiano, tutelare le identità territoriali e sostenere la competitività delle micro, piccole e medie imprese. È quanto emerso dall’audizione di CNA, Confartigianato e Casartigiani davanti alla 9ª Commissione Industria del Senato, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo di adeguamento al Regolamento UE 2023/2411.
Le Confederazioni hanno espresso un giudizio positivo sull’iniziativa del Governo, sottolineando l’importanza di un quadro normativo chiaro e omogeneo che consenta alle imprese di orientarsi con certezza nelle procedure per l’ottenimento e il mantenimento delle indicazioni geografiche “non food”, da tempo richieste dal mondo dell’artigianato e delle PMI.
Un potenziale economico, culturale e territoriale
Secondo CNA, Confartigianato e Casartigiani, le IG applicate ai prodotti artigianali e industriali rappresentano un’opportunità non solo economica, ma anche culturale e turistico-promozionale. Il bacino potenziale è ampio: oltre 250 prodotti italiani risultano candidabili al riconoscimento, all’interno di un sistema manifatturiero che conta più di mille specializzazioni provinciali ad alto valore aggiunto in termini di qualità, design, tradizione e capacità innovativa.
Questo patrimonio produttivo incide per il 7,9% del PIL nazionale e costituisce una quota rilevante dell’export delle PMI. Le indicazioni geografiche possono quindi diventare un fattore di posizionamento sui mercati, in grado di difendere le produzioni da imitazioni e concorrenza sleale, rafforzando al tempo stesso la reputazione del Made in Italy.
Reti locali e sviluppo sostenibile
Le Confederazioni hanno evidenziato come le IG “non food” possano contribuire a tre obiettivi strategici: rilanciare l’artigianato artistico e tradizionale, favorire la creazione di reti tra imprese e istituzioni locali e consolidare il legame tra prodotto e territorio, anche in una prospettiva di sviluppo sostenibile e di valorizzazione delle aree interne.
In questo contesto, è stata sottolineata la necessità di riproporre il contributo pubblico per la predisposizione dei disciplinari di produzione, già previsto dal decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dell’11 giugno 2024. Una misura considerata essenziale in vista dell’apertura, dal 1° dicembre 2025, delle domande di registrazione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali.
Secondo le organizzazioni di rappresentanza, il sostegno pubblico è decisivo per consentire anche alle realtà più piccole di affrontare i costi legati alla consulenza tecnica e accedere alla tutela europea, evitando che uno strumento pensato per rafforzare le PMI finisca per essere appannaggio esclusivo delle imprese più strutturate.