Industria Chimica Reggiana, Filctem Cgil contro la dismissione del sito di Reggio Emilia: “Scelta inaccettabile, 54 licenziamenti”
09/02/2026
Una decisione improvvisa che rischia di aprire l’ennesima ferita occupazionale in un territorio già segnato da crisi industriali e ridimensionamenti produttivi. La Filctem Cgil definisce “inaccettabile” la scelta di dismettere l’attività produttiva del sito di Industria Chimica Reggiana (I.C.R.) a Reggio Emilia, storica azienda fondata nel 1961 e conosciuta a livello internazionale per la produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra, commercializzati con il marchio SPRINT.
Secondo quanto riportato dal sindacato, la comunicazione aziendale è arrivata come un vero e proprio fulmine a ciel sereno, mettendo immediatamente in allarme lavoratrici e lavoratori e aprendo uno scenario pesante sul piano sociale e industriale.
La decisione dell’azienda: chiusura dell’impianto e procedura di licenziamento collettivo
L’azienda, acquisita nel 2020 dal gruppo americano PPG Industries Inc., leader mondiale nel settore delle vernici industriali e del car refinishing, avrebbe annunciato alla RSU la volontà di dismettere l’impianto produttivo di Reggio Emilia, avviando contestualmente una procedura di licenziamento collettivo per 54 dipendenti.
Il sito reggiano rappresenta il fulcro dell’attività in Italia, considerato il “quartier generale” dell’azienda, con un organico complessivo di 74 lavoratori, affiancato da uno stabilimento nella provincia di Lodi. La riduzione annunciata, dunque, avrebbe un impatto diretto e pesantissimo sulla componente produttiva del territorio.
Le motivazioni dichiarate dall’impresa riguarderebbero il calo dei volumi registrato negli ultimi anni e l’obsolescenza dell’impiantistica, che richiederebbe investimenti ritenuti troppo onerosi.
La reazione della Filctem Cgil: richiesta respinta e sciopero immediato
Di fronte alla decisione, la Filctem Cgil, insieme alla RSU aziendale, ha richiesto il ritiro immediato della procedura unilaterale di licenziamento e l’apertura di un tavolo finalizzato a garantire la tenuta occupazionale. Una proposta che, secondo quanto riferito, sarebbe stata respinta dall’azienda.
La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere. È stata convocata immediatamente un’assemblea sindacale e, all’unanimità, è stato proclamato lo sciopero. La mobilitazione proseguirà anche nella giornata di lunedì 9 febbraio, con un presidio previsto dalle ore 8.00 davanti ai cancelli dello stabilimento di via M. Gasparini 7, a Reggio Emilia.
“Un incubo per 54 famiglie”: l’appello alle istituzioni e il tema delle politiche industriali
Nella nota diffusa, la Filctem Cgil parla di una scelta dettata esclusivamente dalla tutela dell’interesse economico dell’impresa, senza considerazione per la responsabilità sociale che dovrebbe accompagnare ogni grande realtà industriale, soprattutto in un contesto già fragile.
Il sindacato evidenzia come la dismissione rischi di trasformarsi in un dramma per 54 famiglie e in un ulteriore colpo per il tessuto produttivo reggiano, che viene descritto come progressivamente impoverito da crisi e perdite occupazionali.
La Filctem collega la vicenda anche a un quadro più ampio, denunciando l’assenza di politiche industriali nazionali capaci di prevenire la desertificazione manifatturiera e chiedendo alle istituzioni un intervento concreto per salvaguardare un’azienda ritenuta strategica per la storia industriale locale.
L’allarme lanciato è chiaro: senza una risposta forte e coordinata, il rischio è che il sistema produttivo della provincia continui a “sgretolarsi”, con effetti sociali e occupazionali difficilmente reversibili.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to