Qualifica di restauratore, avviato il confronto con il Ministero della Cultura
30/01/2026
Si apre una nuova fase di confronto istituzionale sulla qualifica di restauratore di beni culturali. Presso il Ministero della Cultura si è svolto un incontro dedicato all’introduzione, nel Codice dei Beni Culturali, del nuovo articolo 182-bis, che disciplina in via transitoria l’accesso alla professione regolamentata di restauratore. Una novità normativa che riattiva un procedimento ritenuto concluso nel 2018, con la pubblicazione dell’elenco ministeriale dei restauratori abilitati, e che ora torna al centro del dibattito per la definizione delle modalità applicative.
Il comma 3 del nuovo articolo rimanda infatti a un decreto ministeriale ancora da emanare per stabilire criteri e procedure operative. Un passaggio cruciale che rende necessario il confronto con le rappresentanze del settore, chiamate a contribuire affinché la fase attuativa garantisca certezze giuridiche e uniformità di interpretazione.
La posizione della CNA e i temi sul tavolo
All’incontro hanno partecipato, in rappresentanza della CNA, Luca Emilio Brancati, presidente nazionale CNA Restauratori, e Simona Micheli, coordinatrice nazionale CNA Artistico e Tradizionale. La Confederazione ha manifestato disponibilità a un confronto collaborativo, evidenziando al tempo stesso le criticità che l’attuale formulazione della norma potrebbe generare per l’attività d’impresa.
«Abbiamo apprezzato la disponibilità all’ascolto del Ministero e l’apertura a una collaborazione nella fase di attuazione della nuova legge, che presenta luci e ombre», ha spiegato Brancati. Durante il confronto sono state segnalate ulteriori problematiche che incidono sull’operatività quotidiana dei restauratori e chiesti aggiornamenti sull’iter dell’esame per i tecnici del restauro. Su questo punto, il Ministero ha confermato che è in corso una revisione delle commissioni d’esame e che i tempi non saranno brevi, anche per la complessità del lavoro interministeriale richiesto.
Attese sui decreti attuativi
La norma viene accolta con un atteggiamento di cauto ottimismo, ma l’attenzione resta concentrata sui prossimi decreti attuativi. «Auspichiamo che definiscano modalità operative chiare e certe – ha sottolineato Micheli – per evitare interpretazioni ambigue che rischierebbero di produrre un danno concreto agli imprenditori del settore». Il timore, condiviso da molti operatori, è che un quadro applicativo incerto possa generare contenziosi e disparità di trattamento, compromettendo la stabilità di un comparto già fortemente regolamentato.
Il confronto avviato al Ministero segna dunque un passaggio delicato per il futuro della professione di restauratore: la sfida sarà tradurre la cornice normativa in regole applicabili, capaci di tutelare il patrimonio culturale e, al tempo stesso, garantire sostenibilità e riconoscimento alle competenze degli operatori.
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