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Reggio Emilia, l’olio di Capaci consegnato all’Arcivescovo: memoria e simbolo di impegno civile

06/04/2026

Reggio Emilia, l’olio di Capaci consegnato all’Arcivescovo: memoria e simbolo di impegno civile

Un gesto carico di significato che unisce memoria, fede e impegno civile. Nella giornata odierna il Questore della Provincia di Reggio Emilia, Carmine Soriente, ha consegnato all’Arcivescovo Giacomo Morandi l’olio proveniente dal “Giardino della Memoria di Capaci”, luogo simbolo delle stragi mafiose del 1992.

L’iniziativa, promossa dalla Polizia di Stato insieme all’associazione “Quarto Savona 15”, rinnova un rito che negli anni ha assunto un valore profondo, trasformando un segno di dolore in un messaggio condiviso di legalità e responsabilità collettiva.

Dal luogo della strage a simbolo di memoria nazionale

L’olio consegnato nasce dagli ulivi coltivati nel terreno dove il 23 maggio 1992 si consumò la strage di Capaci. In quel luogo persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, mentre poche settimane dopo, in via D’Amelio, vennero uccisi Paolo Borsellino e gli uomini e la donna della sua protezione.

Oggi quell’area è diventata il Giardino della Memoria, curato dall’associazione guidata da Tina Montinaro, vedova del capo scorta Antonio Montinaro. Ogni ulivo è dedicato a una vittima delle mafie, trasformando il paesaggio in un luogo di raccoglimento e testimonianza.

Dalla raccolta delle olive si ricava un olio che, anno dopo anno, viene distribuito alle Questure italiane e successivamente alle Diocesi, assumendo un valore simbolico che travalica la dimensione religiosa.

Un segno che unisce fede, giustizia e comunità

La consegna all’Arcivescovo Morandi si inserisce in questo percorso, con l’olio destinato alla celebrazione della Messa Crismale nella Cattedrale di Santa Maria Assunta. In questo contesto liturgico, l’olio viene consacrato e utilizzato nei sacramenti, entrando così nella vita della comunità.

Il significato dell’iniziativa si estende oltre il rito: rappresenta un richiamo alla memoria delle vittime e un invito a custodire i valori di legalità e giustizia. Un messaggio rivolto non solo ai credenti, ma a tutta la società, affinché il ricordo delle stragi mafiose continui a tradursi in impegno concreto.

La scelta di valorizzare un simbolo nato in un luogo segnato dalla violenza sottolinea anche la volontà di ribadire il rifiuto di ogni strumentalizzazione del sentimento religioso, richiamando i principi più autentici di solidarietà e rispetto della persona.

Nel gesto compiuto a Reggio Emilia si ritrova così un filo che lega territori diversi, mantenendo viva una memoria condivisa e trasformandola in un segno di speranza e responsabilità per le nuove generazioni.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to