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Reggio Emilia, operazione STURL ONE: nove arresti per narcotraffico

26/01/2026

Reggio Emilia, operazione STURL ONE: nove arresti per narcotraffico

Un’operazione di ampio respiro, condotta nelle prime ore dell’alba, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’attività è stata portata a termine dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, e con il supporto della cooperazione internazionale attivata tramite Interpol e l’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza in Albania.

Custodia cautelare per nove indagati: il provvedimento della DDA di Bologna

Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia. I destinatari della misura sono nove soggetti, otto di origine albanese e uno italiano, ritenuti parte di un’organizzazione strutturata e dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Le attività di arresto e perquisizione hanno interessato, oltre alle province di Reggio Emilia, Bergamo, Brescia e Savona, anche Francia, Spagna e Albania, grazie a un coordinamento operativo con le autorità di polizia straniere, in particolare con il Dipartimento della Polizia Criminale albanese.

La continuità investigativa con le operazioni TREXIT 2019 e BLACK MAMBA

L’operazione “STURL ONE” rappresenta la prosecuzione di precedenti indagini, note come TREXIT 2019 e BLACK MAMBA, che avevano già portato, rispettivamente nel gennaio 2021 e nel settembre 2022, all’esecuzione complessiva di trentacinque misure restrittive. Quelle attività avevano consentito di accertare l’esistenza, nella provincia di Reggio Emilia, di tre distinte associazioni a delinquere, una delle quali composta da soggetti di origine magrebina, conosciuta come “gruppo di Rubiera”, dedita allo spaccio al dettaglio di cocaina.

Le indagini avevano inoltre messo in luce il ruolo di due organizzazioni criminali di matrice albanese, che nel tempo si erano alternate nell’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina destinati al gruppo nordafricano attivo sul territorio.

Un’organizzazione ramificata e traffici internazionali di droga

Secondo quanto emerso dagli approfondimenti investigativi, una delle associazioni faceva capo a un cittadino albanese residente in Italia, ma frequentemente impegnato in trasferte all’estero e nel Paese d’origine, che svolgeva il ruolo di referente per l’approvvigionamento della cocaina in Emilia-Romagna a partire dal 2018. L’organizzazione era articolata su più livelli, dotata di uomini, mezzi e risorse finanziarie tali da consentire l’importazione e la movimentazione di grandi quantitativi di stupefacenti.

Cocaina, marijuana e hashish venivano introdotti in Italia dal Sud America, dal Nord Europa e dalla Spagna, occultati all’interno di autoarticolati carichi di ortaggi e verdure, per poi essere distribuiti sul territorio nazionale attraverso una rete di corrieri che operavano con autovetture.

Comunicazioni criptate e analisi delle chat SkyECC

Per coordinare le attività illecite, gli indagati utilizzavano la piattaforma di comunicazione criptata SkyECC, installata su telefoni dal valore di diverse migliaia di euro. Nel corso delle precedenti operazioni, la Squadra Mobile di Reggio Emilia aveva sequestrato alcuni di questi dispositivi; la piattaforma è stata successivamente violata dalle autorità francesi alla fine del 2020.

Nel 2022, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna ha avviato un nuovo procedimento penale, ritenendo maturi i tempi per individuare i vertici dell’organizzazione. Gli investigatori hanno così ricostruito e analizzato le conversazioni SkyECC, acquisite tramite Ordine di Indagine Europeo, affiancando tale attività a una serie di accertamenti tecnici e servizi di polizia giudiziaria.

Oltre 200 chili di cocaina e un milione di euro di proventi

Le indagini hanno permesso di ricostruire numerosi reati-fine e di dimostrare il vincolo associativo tra i membri del sodalizio, portando alla contestazione di complessivi quarantaquattro capi di imputazione. In soli sei mesi di monitoraggio delle conversazioni, l’organizzazione sarebbe stata in grado di movimentare oltre 200 chilogrammi di cocaina e circa 1.000 chilogrammi di hashish e marijuana, generando proventi per milioni di euro.

Gli indagati, convinti dell’inviolabilità del sistema di comunicazione utilizzato, discutevano liberamente di trattative, modalità di consegna e persino dei sequestri effettuati dalla Polizia di Stato durante le indagini.

Perquisizioni e arresto in flagranza nel Bresciano

Complessivamente gli indagati sono quindici. Oltre ai nove arrestati, di cui tre rintracciati in Italia, sono state eseguite numerose perquisizioni delegate dalla Procura di Bologna, con l’impiego di circa cinquanta operatori della Polizia di Stato. Nel corso di una perquisizione in provincia di Brescia, un cittadino marocchino è stato trovato in possesso di oltre due chilogrammi di marijuana, un chilogrammo di hashish e 5.800 euro in contanti, ed è stato arrestato in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.