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Reggio Emilia, salute mentale: l’indagine Cgil coinvolge 4mila persone

02/10/2026

Reggio Emilia, salute mentale: l’indagine Cgil coinvolge 4mila persone

Oltre 4.000 persone hanno risposto al questionario promosso dalla Cgil di Reggio Emilia su salute mentale e accesso alla sanità pubblica. I primi risultati sono stati presentati il 1° ottobre nell’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia, durante l’iniziativa “Come stai Reggio? La salute mentale non è una questione di classe”, organizzata per portare il confronto sul disagio psichico fuori dalla sola dimensione emergenziale e inserirlo nel dibattito sui servizi, sulle disuguaglianze e sulla vita della comunità.

Ansia, depressione e attacchi di panico: i dati del questionario

L’indagine, composta da 16 domande anonime, restituisce secondo la Cgil un quadro nel quale il disagio psicologico emerge come un’esperienza diffusa. Il 53,8% dei partecipanti dichiara di assumere personalmente farmaci per ansia, depressione o attacchi di panico, oppure di conoscere persone vicine che ne fanno uso. Nel dettaglio, il 13,1% riferisce un utilizzo diretto, mentre il 40,7% riguarda familiari o conoscenti.

Il 37,8% degli intervistati afferma inoltre di essersi rivolto almeno una volta a uno specialista della salute mentale. Una quota ancora maggiore, pari al 79,3%, considera la sofferenza psichica una condizione sottostimata e poco riconosciuta.

I risultati mostrano anche differenze tra uomini e donne. Tra le rispondenti, il 45,2% dichiara di essersi rivolto a uno specialista, contro il 28% degli uomini. L’utilizzo personale di farmaci riguarda il 15,5% delle donne e il 9,9% degli uomini. Anche la percezione dello stigma risulta più alta tra le partecipanti: 81,9% contro 76%.

Specialisti, il 59,8% di chi cerca aiuto si rivolge al privato

Uno dei temi centrali emersi riguarda le modalità di accesso alle cure. Tra chi dichiara di essersi rivolto a uno specialista, il 59,8% ha utilizzato strutture o professionisti privati, mentre il 20,8% si è affidato al servizio pubblico.

La ricerca segnala inoltre una variazione legata al livello di istruzione. Il ricorso al servizio pubblico riguarda il 28,9% delle persone con un titolo di studio fino alla licenza media, mentre scende al 12,7% tra i laureati. In senso opposto, l’accesso alle prestazioni private passa dal 52,4% al 70,9%.

Per la Cgil, questi numeri pongono una questione legata alle possibilità economiche e alle differenze nell’accesso all’assistenza. Elena Strozzi, della segreteria confederale provinciale, ha evidenziato come le rinunce alle cure riguardino con maggiore frequenza pensionati, disoccupati, persone con un livello di istruzione più basso e cittadini con più di 70 anni.

Quasi una persona su quattro dichiara di aver rinunciato alle cure

Tra coloro che hanno incontrato difficoltà nell’accesso alla sanità pubblica, il 67,4% dichiara di essersi rivolto al privato, mentre il 32,6% afferma di aver rinunciato alle prestazioni. Rapportato all’intero campione, secondo i dati presentati dalla Cgil, il 23,9% dei rispondenti avrebbe lasciato senza risposta almeno un bisogno sanitario.

Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, Gian Maria Galeazzi, ordinario di Psichiatria all’Università di Modena e Reggio Emilia, Marinella Melandri della Cgil Emilia-Romagna, le esperte in supporto tra pari Lara Carubbi e Milena Negri, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e i rappresentanti della Cgil reggiana Cristian Sesena ed Elena Strozzi.

Sesena ha richiamato la necessità di destinare risorse specifiche alla tutela della salute psichica e di affrontare il tema attraverso il sistema sanitario e i servizi territoriali. L’iniziativa ha così messo al centro il rapporto tra disagio mentale, condizioni sociali e possibilità concrete di ottenere assistenza, utilizzando i risultati del questionario come base per il confronto tra istituzioni, professionisti e rappresentanti sindacali.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to