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Settimana corta e smart working, a Reggio Emilia il confronto tra imprese e sindacati

05/03/2026

Settimana corta e smart working, a Reggio Emilia il confronto tra imprese e sindacati

La Camera di Commercio di Reggio Emilia ha ospitato un convegno dedicato ai nuovi modelli di organizzazione del lavoro e alle loro possibili ricadute sul sistema produttivo locale. L’incontro, dal titolo “Attrattività di impresa e benessere lavorativo: soluzioni win-win per la contrattazione aziendale”, è stato promosso dalle federazioni Fim, Fiom e Uilm di Reggio Emilia e ha riunito studiosi, esperti di relazioni industriali e rappresentanti del mondo sindacale.

Al centro del confronto l’ipotesi di introdurre settimana lavorativa ridotta, smart working e maggiore flessibilità degli orari come strumenti in grado di migliorare la qualità della vita dei lavoratori e allo stesso tempo rafforzare la competitività delle imprese. Secondo i sindacati metalmeccanici locali, queste innovazioni possono diventare una vera scommessa per il territorio, capace di rendere il settore manifatturiero più attrattivo per le nuove generazioni.

Nuovi modelli organizzativi e attrattività del lavoro

Il dibattito, moderato dal giornalista Alessio Fontanesi di Telereggio, ha analizzato alcune esperienze aziendali che hanno già introdotto soluzioni organizzative basate su lavoro agile, riduzione dell’orario settimanale e maggiore flessibilità nella gestione dei tempi di lavoro.

Secondo Anna Chiara Scapolan, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il tema non riguarda più soltanto la possibilità di adottare queste innovazioni, ma la capacità delle imprese di restare competitive senza introdurle. Le politiche organizzative orientate alla conciliazione tra lavoro e vita privata, ha spiegato, rappresentano oggi un elemento strategico per attrarre e trattenere competenze, soprattutto tra i lavoratori più giovani.

La studiosa ha evidenziato come questi strumenti possano assumere un valore ancora maggiore se inseriti in una strategia condivisa a livello territoriale, trasformandosi in una vera politica industriale capace di rafforzare l’intero sistema produttivo.

Le esperienze europee e la riduzione dell’orario

Nel corso del convegno sono state analizzate anche alcune esperienze internazionali di riduzione dell’orario di lavoro. Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, ha sottolineato come le trasformazioni sociali e demografiche rendano necessario ripensare l’organizzazione del lavoro, individuando soluzioni che consentano di conciliare esigenze produttive e bisogni dei lavoratori.

Sul piano comparato, Francesco Alifano dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha illustrato i risultati di alcune sperimentazioni avviate in Belgio, Spagna e Portogallo, dove la riduzione dell’orario ha raggiunto in media il 12,3%. In particolare, nel caso portoghese, l’esperienza ha coinvolto centinaia di imprese e migliaia di lavoratori, con una larga maggioranza di aziende e dipendenti favorevoli alla stabilizzazione del nuovo modello organizzativo.

Un tema strategico per il futuro del lavoro

Il convegno ha affrontato anche il tema delle trasformazioni demografiche e delle loro conseguenze sul mercato del lavoro. Gabriele Marzano, responsabile per la Regione Emilia, ha evidenziato come il calo della popolazione attiva e i cambiamenti nei flussi migratori impongano alle imprese e ai territori di sviluppare politiche capaci di trattenere i giovani e valorizzare le competenze.

In apertura dei lavori, la sociologa Anna Maria Ponzellini ha ricordato come negli ultimi vent’anni il rapporto tra tempo di lavoro e organizzazione aziendale sia cambiato profondamente. Accanto alla questione salariale, sempre centrale nelle dinamiche contrattuali, sta assumendo un peso crescente il tema della conciliazione tra vita professionale e vita personale, considerato oggi decisivo per costruire relazioni di lavoro stabili e durature.

A chiudere il confronto sono stati i segretari generali di Fim, Fiom e UilmAlessandro Bonfatti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla – che hanno ribadito la volontà di portare questi temi ai tavoli negoziali con le imprese. L’obiettivo, hanno spiegato, è superare la logica dello scontro tra interessi contrapposti e costruire soluzioni condivise che possano migliorare sia la qualità della vita dei lavoratori sia la competitività del sistema produttivo locale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to