Automotive, Emilia-Romagna a Bruxelles: chieste regole Ue più flessibili
10/09/2026
L’Emilia-Romagna ha portato a Bruxelles la richiesta di una transizione dell’automotive capace di tutelare occupazione, competenze industriali e competitività delle imprese. La Regione ha partecipato alla missione promossa dalla Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, durante la quale le delegazioni italiane hanno incontrato rappresentanti della Commissione europea, della Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Ue e parlamentari europei.
Le Regioni chiedono una transizione che tuteli imprese e lavoro
Al centro del confronto ci sono state le future regole europee sull’automotive e gli effetti che potranno produrre sulle filiere manifatturiere. La posizione condivisa dalle Regioni punta a evitare che il passaggio verso forme di mobilità sostenibile provochi chiusure di stabilimenti, perdita di capacità produttiva o una riduzione dell’occupazione nelle aree maggiormente legate alla produzione di veicoli e componenti.
Per l’Emilia-Romagna il dossier assume un peso particolare per la presenza di imprese, competenze specialistiche e filiere legate alla meccanica e alla Motor Valley. Il vicepresidente regionale Vincenzo Colla ha ribadito che la transizione ambientale deve essere accompagnata da una politica industriale europea in grado di sostenere aziende e lavoratori durante la riconversione, con tempi adeguati e strumenti finanziari coerenti con le trasformazioni richieste al settore.
Secondo Colla, l’automotive continua a rappresentare uno dei pilastri della manifattura italiana ed europea. La Regione non mette in discussione gli obiettivi di sostenibilità, ma chiede che il percorso venga gestito tenendo conto della capacità delle imprese di adattare processi produttivi, tecnologie e competenze.
Regole tecnologicamente neutrali e sostegno alle Pmi
Tra le priorità presentate a Bruxelles figurano regole stabili, prevedibili e tecnologicamente neutrali. Le Regioni chiedono inoltre maggiori investimenti nell’innovazione e nella riconversione industriale, insieme a misure specifiche per la componentistica e le piccole e medie imprese che operano lungo la filiera.
La proposta comprende anche un regime più ampio e flessibile per gli aiuti di Stato, il riconoscimento dei veicoli alimentati con carburanti neutrali Veef e una revisione delle tempistiche previste per gli obiettivi intermedi sulle emissioni, con proroghe indicate al 2029 e al 2032. Per gli investimenti caratterizzati da un’elevata intensità tecnologica viene inoltre richiesto un regime dedicato.
Industrial Accelerator Act e fondo europeo per l’automotive
Le Regioni hanno affrontato anche il tema dell’Industrial Accelerator Act, chiedendo che il provvedimento favorisca gli investimenti e la produzione all’interno dell’Unione europea. La posizione italiana sostiene il principio del Made in Europe, accompagnato però da un equilibrio tra autonomia strategica e apertura ai mercati internazionali.
Tra le misure indicate compare la possibilità di riservare alcuni sostegni ai veicoli con almeno il 70% di valore prodotto in Europa. Le Regioni chiedono inoltre strumenti di difesa commerciale contro importazioni considerate sleali, da utilizzare per il periodo necessario a proteggere la capacità produttiva europea.
Un ulteriore punto riguarda il prossimo bilancio comunitario 2028-2034. Le Regioni propongono di riconoscere l’automotive come filiera strategica europea e di istituire un fondo o uno strumento finanziario dedicato, destinato in particolare a Regioni e Pmi. Le risorse dovrebbero sostenere investimenti, innovazione, nuove competenze, riconversione produttiva ed energia, con un coinvolgimento diretto dei territori nella programmazione e nell’attuazione degli interventi.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to