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Motor Valley, l’Emilia-Romagna rafforza un sistema industriale che vale ben oltre i suoi marchi

20/04/2026

Motor Valley, l’Emilia-Romagna rafforza un sistema industriale che vale ben oltre i suoi marchi

La Motor Valley continua a rappresentare uno dei racconti industriali più solidi e identitari dell’Emilia-Romagna, ma la ricerca presentata a Bologna da Nomisma aggiunge un elemento decisivo: il suo valore non coincide soltanto con la fama globale dei grandi marchi che la compongono, bensì con la struttura profonda di un ecosistema che tiene insieme imprese capofiliera, fornitori, ricerca, formazione, turismo e territori. È proprio questa capacità di funzionare come un sistema interconnesso a spiegare la forza di un distretto esteso che, secondo lo studio, arriva a generare un impatto di 347 miliardi di euro e coinvolge quasi 40mila imprese.

La fotografia restituita dall’indagine mostra con chiarezza come la Motor Valley non possa più essere letta soltanto come una somma di eccellenze industriali. Ferrari, Lamborghini, Ducati, Maserati, Pagani, Dallara restano naturalmente i nomi-simbolo di una reputazione costruita nel tempo, ma la tenuta competitiva di questo comparto si regge su una trama molto più ampia, fatta di relazioni produttive, trasferimento tecnologico, conoscenze tecniche e capacità di attrarre competenze e investimenti. In altre parole, il cuore del modello emiliano-romagnolo non sta solo nel prodotto finale, ma nel modo in cui l’intera filiera si organizza e si rinnova.

Un sistema produttivo che va oltre i grandi marchi

I numeri presentati confermano la portata di questa rete. Le imprese capofiliera producono ogni anno circa 34mila vetture e oltre 50mila moto, per un fatturato complessivo di 12 miliardi di euro. Ma è osservando il tessuto attorno a questi poli che si coglie davvero la dimensione del fenomeno. I fornitori diretti coinvolti nella produzione di auto e moto sono 2.944, con 210mila addetti e un fatturato di 72 miliardi di euro. Se il perimetro viene esteso anche ai servizi collegati, il sistema sale a 15.076 imprese, 647mila addetti e 197 miliardi di fatturato.

È una struttura che funziona come una filiera ad alta densità di competenze, nella quale il rapporto tra impresa principale e indotto non è meramente subordinato, ma genera valore reciproco. La ricerca parla di una sorta di rete neurale, ed è una definizione efficace perché restituisce l’idea di un insieme in cui ogni nodo rafforza gli altri. In questo quadro, l’orientamento internazionale è un altro tratto distintivo: il 52% delle imprese della filiera estesa esporta, mentre tra i fornitori diretti la quota sale al 78%. L’export, quindi, non è un attributo limitato ai brand più noti, ma una caratteristica diffusa dell’intero sistema.

Il presidente della Regione Michele de Pascale ha insistito proprio su questo aspetto, sottolineando come il primato dell’Emilia-Romagna nell’automotive non nasca dal caso, ma da un modello di integrazione tra università, centri di ricerca e imprese che nel tempo è diventato un vantaggio competitivo vero. Il punto è decisivo, perché sposta il discorso dalla celebrazione del successo alla comprensione dei suoi meccanismi: la Motor Valley continua a reggere le trasformazioni tecnologiche perché dispone di una base territoriale e relazionale che produce brevetti, competenze e occupazione di qualità.

Formazione, turismo e identità territoriale: il motore largo della Motor Valley

La forza dell’ecosistema non si misura soltanto sul piano industriale. Un altro asse strategico è quello della formazione, dove la Motor Valley si presenta come un sistema già strutturato per costruire i profili professionali di domani. La Muner, Motor Valley University of Emilia-Romagna, forma ogni anno 265 studenti in percorsi magistrali internazionali; la Motorsport Technical School ha già formato oltre 1.000 tecnici e ingegneri, con un tasso di collocamento molto alto nel motorsport; l’Its Maker coinvolge 140 studenti ogni anno. Complessivamente, sono 5.400 gli studenti che ogni anno prendono parte ad attività didattiche collegate alla Motor Valley, con 130 istituti scolastici coinvolti.

Questa infrastruttura educativa mostra come il distretto non viva soltanto di eredità industriale, ma investa in modo sistematico sulla continuità delle competenze. È un dato particolarmente rilevante in una fase in cui la transizione tecnologica e produttiva impone aggiornamento continuo, specializzazione e capacità di adattamento.

Accanto alla manifattura e alla formazione, poi, c’è il capitolo del turismo, che conferma come la Motor Valley sia diventata anche un potente attrattore territoriale. Nel 2024 l’area ha registrato 2,6 milioni di spettatori e visitatori, con una componente turistica molto rilevante, e 3,7 milioni di pernottamenti, di cui oltre la metà generati da presenze straniere. L’indotto economico complessivo supera 1,2 miliardi di euro, trainato in larga parte dagli eventi motoristici organizzati nei quattro circuiti e dai musei e collezioni legati ai grandi marchi.

È qui che la Motor Valley mostra forse il proprio tratto più maturo: non essere più soltanto un’eccellenza industriale, ma un sistema capace di generare economia, immaginario e riconoscibilità internazionale in modo trasversale. L’automotive, in Emilia-Romagna, non è soltanto produzione: è cultura tecnica, identità territoriale, lavoro qualificato, turismo esperienziale e capacità di fare sistema. E proprio questa combinazione, più di ogni altro elemento, continua a renderla un caso quasi irripetibile.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.