Emilia-Romagna, legge sulle rinnovabili: obiettivo 6,3 GW
03/06/2026
L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato il 28 maggio 2026 la nuova legge regionale sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di accompagnare la transizione energetica e raggiungere entro il 2030 6,3 GW di potenza aggiuntiva. La norma individua nuovi spazi dove favorire l’installazione degli impianti, privilegiando aree già trasformate dall’attività umana come interporti, siti bonificati, cave ripristinate, aree ecologicamente attrezzate, rotatorie stradali e spazi nella disponibilità dell’Autorità di sistema portuale.
Una cornice regionale per gli impianti da fonti rinnovabili
La legge si inserisce nel quadro nazionale definito dal decreto legislativo 190 del 2024 e riconosce ulteriori aree idonee rispetto a quelle già previste dalla normativa statale. L’obiettivo è dare regole più chiare alla localizzazione degli impianti, riducendo incertezze e tempi amministrativi, ma mantenendo ferme le tutele ambientali, paesaggistiche, culturali e agroalimentari già stabilite dalle norme vigenti.
Il percorso che ha portato all’approvazione del testo è nato all’interno del Patto per il lavoro e per il clima ed è stato sviluppato attraverso un confronto con Assemblea legislativa, enti locali, parti sociali, associazioni di categoria e portatori di interesse. La Regione punta a orientare lo sviluppo delle rinnovabili verso zone già urbanizzate o compromesse, limitando il consumo di suolo e proteggendo le produzioni agricole di qualità.
L’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo, ha definito l’approvazione della legge l’inizio di una nuova fase, quella dell’attuazione. La transizione energetica viene indicata come uno strumento per rafforzare la sostenibilità, ridurre la dipendenza energetica e rendere più competitivo il sistema produttivo regionale in uno scenario internazionale instabile.
Le aree idonee e le regole per il territorio
La nuova disciplina regionale si compone di tre titoli. Il primo definisce principi, finalità e obiettivi; il secondo stabilisce i criteri per l’installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili in base alle diverse tipologie; il terzo contiene le norme finali e transitorie.
Tra le ulteriori aree idonee individuate figurano i siti oggetto di bonifica, le aree degli interporti, i poli funzionali con destinazioni produttive esistenti, le aree ecologicamente attrezzate e le cave ripristinate. Per gli impianti di produzione da biogas e biometano vengono considerate anche le aree classificate dai Piani urbanistici generali come ambiti specializzati per attività produttive esistenti. Per gli impianti geotermici, invece, la norma fa riferimento alle zone dove sia accertata la presenza di risorse geotermiche.
L’individuazione di una porzione di territorio come area idonea non attribuisce automaticamente il diritto a installare un impianto. La qualifica consente però l’applicazione delle semplificazioni amministrative previste dalla normativa nazionale, lasciando comunque validi vincoli, autorizzazioni e valutazioni richieste nei singoli casi.
Agricoltura, edifici e obiettivi al 2030
La legge disciplina anche l’utilizzo delle aree agricole. Gli impianti da fonti rinnovabili non potranno interessare più dell’1,5% della Superficie agricola utilizzata dell’intero territorio regionale, calcolata dal 31 dicembre 2020. In ogni Comune il limite sarà del 2,5% della Sau comunale, salvo deroghe specifiche deliberate dall’amministrazione.
Nelle aree interessate da colture certificate sarà possibile installare esclusivamente impianti agrivoltaici e geotermici. Per l’agrivoltaico viene richiesto il mantenimento dell’attività agricola e la conservazione di almeno l’80% della Produzione lorda vendibile. La norma prevede inoltre che gli interventi di nuova costruzione e di ristrutturazione importante comprendano impianti da fonti rinnovabili sulle superfici degli edifici e sui parcheggi di pertinenza.
La Regione stima che il potenziale incremento di potenza installata nelle aree idonee possa arrivare a circa 10 GW, superando l’obiettivo assegnato all’Emilia-Romagna nel quadro nazionale del burden sharing. La nuova legge punta così a dare ordine allo sviluppo degli impianti, collegando energia, tutela del territorio e competitività delle imprese.
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