Infarto, studio AIR-STEMI riduce gli eventi clinici all’8,9%
02/09/2026
Una valutazione funzionale del flusso sanguigno nelle coronarie può aiutare i cardiologi a individuare con maggiore precisione quali restringimenti debbano essere trattati dopo un infarto, evitando angioplastiche e stent non necessari. È quanto emerge dallo studio internazionale AIR-STEMI, coordinato dalla Regione Emilia-Romagna e guidato dalla Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. La ricerca ha coinvolto 1.823 pazienti colpiti da infarto STEMI e ha registrato eventi clinici nell’8,9% dei pazienti sottoposti alla strategia basata sulla valutazione funzionale, contro il 13,7% nel gruppo trattato sulla base della sola angiografia.
AIR-STEMI valuta quali coronarie devono essere trattate
Lo studio riguarda pazienti con infarto STEMI e malattia coronarica multivasale. In questa forma di infarto una coronaria si chiude improvvisamente e richiede un intervento rapido per ripristinare il flusso sanguigno, generalmente attraverso un’angioplastica, indicata anche come PCI, spesso accompagnata dall’impianto di uno stent.
Una parte dei pazienti presenta però restringimenti anche in altre arterie coronarie. Dopo aver riaperto il vaso responsabile dell’infarto, il cardiologo deve quindi stabilire se intervenire anche sulle ulteriori stenosi individuate.
La coronarografia tradizionale consente di osservare quanto un’arteria risulti ristretta. AIR-STEMI ha affiancato a questa valutazione una misurazione funzionale del flusso sanguigno, con l’obiettivo di comprendere se il restringimento rilevato impedisca effettivamente al sangue di raggiungere il cuore in maniera adeguata.
Eventi clinici all’8,9% contro il 13,7%
I 1.823 partecipanti sono stati assegnati alle due differenti strategie dopo la riapertura dell’arteria responsabile dell’infarto. Nel gruppo AIR-STEMI sono state sottoposte ad angioplastica soltanto le stenosi considerate funzionalmente significative, mentre per le altre è stata adottata una terapia medica.
Nel secondo gruppo, invece, la scelta delle arterie da trattare è stata effettuata sulla base del grado di restringimento visibile attraverso la coronarografia.
I risultati indicano una riduzione degli eventi clinici dall’13,7% all’8,9% utilizzando la strategia guidata dalla fisiologia coronarica. Questo approccio ha inoltre permesso di limitare gli interventi alle arterie nelle quali la stenosi risultava realmente rilevante dal punto di vista del flusso sanguigno.
La strategia può quindi ridurre il ricorso a procedure e stent non necessari, limitando contemporaneamente l’esposizione al mezzo di contrasto e i rischi associati alle procedure invasive.
Studio coordinato dalla Cardiologia di Ferrara
Il progetto ha come capofila l’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, diretta dal professor Gabriele Guardigli, e coinvolge numerosi centri sanitari dell’Emilia-Romagna.
Alla rete partecipano l’Ospedale Maggiore dell’Ausl Bologna, l’Ausl di Reggio Emilia, le Cardiologie di Rimini, Ravenna e Modena Baggiovara, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e la Cardiologia di Piacenza, oltre a collaborazioni nazionali e internazionali.
A Ferrara ha sede anche il Core Laboratory angiografico diretto dal professor Gianluca Campo, dove vengono analizzate le coronarografie provenienti dai centri partecipanti. Per i pazienti assegnati alla strategia sperimentale vengono inoltre realizzate la valutazione funzionale e la pianificazione virtuale dell’angioplastica.
Risultati presentati all’ESC Congress e pubblicati sul NEJM
I dati dello studio sono stati presentati alla Hot Line 4 dell’ESC Congress 2026 di Monaco di Baviera dal professor Simone Biscaglia, associato di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e Principal Investigator della ricerca.
Contemporaneamente, i risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e l’assessore alle Politiche per la Salute Massimo Fabi hanno evidenziato il valore della collaborazione tra le strutture del Servizio sanitario regionale e della condivisione di competenze, dati e professionalità.
AIR-STEMI si inserisce nella Ricerca Finalizzata 2021 e prosegue un percorso che comprende altri due studi sviluppati dalla cardiologia emiliano-romagnola. Nel 2023 FIRE ha analizzato la rivascolarizzazione nei pazienti anziani con infarto e malattia multivasale, mentre nel 2025 PIpELINe si è concentrato sulla riabilitazione dopo l’infarto nei pazienti anziani fragili. AIR-STEMI porta ora l’attenzione sulla fase acuta e sulla selezione delle arterie da sottoporre a trattamento.
Articolo Precedente
Reggio Emilia, Cinema Rosebud riapre con nuovo proiettore laser
Articolo Successivo
Reggio Emilia, riaprono nidi e scuole: 3.284 bambini al via