Natalità, l’Emilia-Romagna prepara una legge per famiglie e infanzia
15/06/2026
Una nuova legge regionale sulla natalità, sull’infanzia e sulla genitorialità prende forma dopo la seconda edizione degli Stati generali dell’Infanzia e dell’adolescenza, conclusa a Rimini dopo tre giorni di confronto tra istituzioni, studiosi, operatori sociali, educatori e professionisti. Il tema scelto, “Generare: nascere figli, crescere genitori”, ha portato al centro del dibattito una questione che riguarda il futuro dell’Emilia-Romagna: creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di costruire una famiglia senza trovarsi soli davanti a incertezze economiche, abitative, educative e lavorative.
Conti: non manca il desiderio di avere figli
Dagli Stati generali, aperti mercoledì 10 giugno con l’intervento del presidente Michele de Pascale, è arrivata una spinta ulteriore al lavoro che la Giunta regionale sta portando avanti insieme all’intergruppo assembleare. L’obiettivo è costruire una legge capace di collegare welfare, servizi educativi, salute, scuola, conciliazione tra vita e lavoro e sostegno alle famiglie.
L’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’Infanzia, Isabella Conti, ha sottolineato che il problema non è l’assenza del desiderio di diventare genitori, ma la mancanza delle condizioni concrete per accogliere e crescere un figlio. Servizi accessibili, sostegno alla genitorialità, politiche abitative e comunità inclusive vengono indicati come elementi decisivi per trasformare un progetto personale in una scelta possibile.
“Il compito delle istituzioni è rendere possibile ciò che le persone desiderano davvero”, ha affermato Conti, ribadendo che la futura legge non dovrà avere un valore simbolico, ma diventare uno strumento operativo. La prospettiva è quella di ricostruire comunità attorno alle famiglie, evitando che ogni nucleo sia costretto ad affrontare da solo carichi educativi, economici e relazionali.
Denatalità, il nodo tra desiderio e realtà
Uno dei passaggi centrali del confronto è stato l’intervento del demografo Alessandro Rosina, che ha richiamato l’attenzione sul divario tra aspirazioni e possibilità. Oltre l’80% dei giovani immagina di avere figli, ma molti incontrano ostacoli che impediscono di rendere concreta questa scelta. Da questo dato sono partite molte delle riflessioni sviluppate durante le giornate riminesi.
Anna Rotkirch, professoressa di ricerca in Finlandia, ha evidenziato che il futuro non si decide in astratto, ma si rende possibile creando condizioni sociali, economiche e relazionali favorevoli. In collegamento dagli Stati Uniti, l’antropologa Sarah Blaffer Hrdy ha ricordato che la crescita dei bambini, nella storia umana, è sempre dipesa da reti di cura più ampie del solo rapporto madre-figlio.
Il tema della comunità è tornato anche nelle parole dello psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, che ha parlato della necessità di adulti responsabili capaci di guardare bambini e adolescenti con occhi nuovi. La sociologa Chiara Saraceno ha richiamato il valore delle relazioni, dell’ascolto e del sostegno reciproco come elementi che rafforzano il tessuto sociale.
Famiglie plurali, adolescenza e nuove fragilità
Durante gli Stati generali è stato affrontato anche il tema delle famiglie plurali. La scrittrice Espérance Hakuzwimana e lo psicoterapeuta e psicanalista Gian Marco Ciavolino hanno messo in evidenza come le famiglie contemporanee non siano più riconducibili a un modello unico, ma comprendano esperienze, culture, lingue, percorsi migratori e storie affettive diverse.
La lectio dello psicoterapeuta Alberto Pellai ha riportato l’attenzione sul disagio adolescenziale e sulla domanda di presenza che spesso si nasconde dietro le fragilità dei ragazzi: “chi c’è per me?”. Un interrogativo che chiama in causa famiglie, scuola, servizi e comunità educante, soprattutto davanti a bisogni psicologici e relazionali crescenti.
La sociologa Sara Nanetti ha ricordato che le diverse forme di genitorialità non si sviluppano mai in isolamento, ma dentro contesti sociali, economici e culturali che possono sostenere o indebolire chi cresce un figlio. Netta anche la riflessione della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio: “Il tema non è dare figli alla patria. Il tema è dare una patria ai figli”.
Le foto e i video degli interventi saranno pubblicati sul sito dell’evento. Intanto, dalla tre giorni di Rimini arriva un messaggio politico preciso: contrastare la denatalità significa rafforzare reti, servizi e comunità, rendendo meno fragile la scelta di diventare genitori e più solido il percorso di crescita di bambini e adolescenti.
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