Dialetti Emilia-Romagna, 100mila euro per 23 progetti
12/06/2026
La Regione Emilia-Romagna finanzia nel 2026 23 progetti dedicati alla tutela e alla valorizzazione dei dialetti, con uno stanziamento complessivo di 100mila euro destinato a iniziative che spaziano da teatro, laboratori e performance fino a podcast, archivi digitali, mappe interattive e strumenti multimediali.
Via libera alla graduatoria del bando regionale
La Giunta regionale ha approvato la graduatoria del bando dedicato ai dialetti, confermando il sostegno previsto dalla legge regionale 16 del 2014. I progetti ammessi a finanziamento sono stati selezionati sulla base della qualità delle proposte, del grado di innovazione, della capacità di produrre ricadute nel contesto contemporaneo e sul territorio, oltre che della sostenibilità finanziaria.
Un elemento rilevante riguarda la presenza delle aree interne e montane: quasi un terzo dei progetti finanziati, 7 su 23, arriva infatti da associazioni o enti collocati in territori più periferici. La Regione punta così a sostenere iniziative capaci di rafforzare il legame tra comunità locali, memoria linguistica e nuove forme di partecipazione culturale.
Tra i destinatari dei contributi figurano 12 soggetti privati, tra associazioni, fondazioni e istituzioni senza scopo di lucro, e 11 enti pubblici, in particolare Comuni. La distribuzione territoriale assegna 5 progetti alle province di Bologna e Ravenna, 4 a Rimini, 3 a Reggio Emilia, 2 a Parma e Piacenza, e uno ciascuno a Ferrara e Forlì-Cesena.
Dialetto come patrimonio vivo, tra memoria e innovazione
Secondo l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni, i dialetti sono un patrimonio da custodire e tramandare perché appartengono alla storia e all’identità dell’Emilia-Romagna. “Sono un ponte tra generazioni e culture, una leva di identità territoriale e di coesione comunitaria”, ha sottolineato l’assessora, richiamando il valore delle iniziative rivolte anche ai giovani, alle scuole e alle associazioni.
Le proposte finanziate descrivono il dialetto come un patrimonio culturale vivo, non ridotto a memoria del passato o a semplice espressione folklorica. In molti casi il filo conduttore è la trasmissione tra generazioni, con il coinvolgimento di giovani, studentesse e studenti insieme ad anziani, parlanti nativi e comunità locali.
Le attività programmate puntano soprattutto su manifestazioni, spettacoli, produzioni artistiche, editoriali e multimediali: sono 36, pari al 60% del totale. Seguono le iniziative didattiche e intergenerazionali, 18 in tutto, pari al 30%, mentre studi e ricerche rappresentano il restante 10%, con 6 azioni previste.
Podcast, mappe e laboratori accanto a teatro e canto
I formati più ricorrenti comprendono teatro e performance, musica e canto, raccolta di memorie orali, pubblicazioni, prodotti editoriali e documentazione audiovisiva. Accanto a queste forme più tradizionali, il bando registra una forte presenza di strumenti digitali: archivi online, atlanti, glossari, mappe interattive, podcast, video, documentari, qr code, social media e applicazioni.
Questa combinazione tra linguaggi antichi e strumenti contemporanei consente di avvicinare pubblici diversi, in particolare le nuove generazioni. Il dialetto diventa così materia di sperimentazione culturale, educativa e tecnologica, capace di entrare nei laboratori scolastici, nei musei, nelle biblioteche, nei centri culturali e negli spazi dello spettacolo dal vivo.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la partecipazione della cittadinanza e il rapporto con i luoghi, utilizzando le parlate locali come strumenti di riconoscimento, racconto e coesione. Il dialetto viene valorizzato come lingua della comunità, ma anche come materiale creativo da rielaborare attraverso musica, narrazione, digitale e arti performative.
Da Ravenna a Parma, alcuni progetti finanziati
A Ravenna, con il progetto “Propri té”, il poeta Nevio Spadoni e la scrittrice Deda Fiorini guideranno un gruppo di persone di età diverse nella creazione di letture ed esibizioni che uniscono dialetto, tradizione e sperimentazione, passando dai suoni del valzer romagnolo alla musica elettronica.
A Pianoro, nel Bolognese, il progetto “Te lo dico io! (Ataldegmé)” metterà insieme adolescenti e anziani in un laboratorio intergenerazionale. I partecipanti produrranno contenuti pensati per avvicinare i più piccoli al dialetto bolognese e, allo stesso tempo, aiutare le persone più adulte a svolgere semplici azioni digitali utili nella vita quotidiana.
A Borgonovo Val Tidone, in provincia di Piacenza, “Dialetto senza confini” userà le specialità gastronomiche locali, dai “pisaréi e fasö” alla “burtleina”, come punto di partenza per coinvolgere alunne e alunni nella realizzazione di una graphic novel e di un brano rap.
A Parma, infine, il progetto “Mo Co’ Dit” porterà alla creazione di un vocabolario digitale, collaborativo e open-source del dialetto, accessibile da mobile e desktop. L’iniziativa, promossa da un’associazione giovanile, punta a costruire anche un modello tecnologico replicabile per la salvaguardia degli altri dialetti parlati in Emilia-Romagna.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.