Emilia-Romagna, legge rinnovabili per 6,3 GW entro il 2030
31/05/2026
L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato la nuova legge regionale sulle aree idonee per l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di accompagnare la transizione energetica e raggiungere entro il 2030 6,3 GW di potenza aggiuntiva. Il provvedimento individua ulteriori spazi rispetto a quelli già previsti dalla normativa nazionale e punta a orientare i nuovi impianti soprattutto verso aree già urbanizzate, compromesse o utilizzate per funzioni produttive e infrastrutturali.
Impianti rinnovabili in aree già trasformate
La legge inserisce tra le aree idonee siti bonificati, interporti, cave ripristinate, aree ecologicamente attrezzate, poli produttivi esistenti, rotatorie stradali e spazi nella disponibilità dell’Autorità di Sistema Portuale. Per gli impianti geotermici vengono considerate anche le zone in cui sia accertata la presenza di risorse geotermiche, mentre per biogas e biometano il riferimento riguarda ambiti specializzati per attività produttive esistenti.
Il testo nasce dal percorso avviato nel Patto per il Lavoro e per il Clima e dal confronto con Assemblea legislativa, enti locali, parti sociali, associazioni di categoria e portatori di interesse. L’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo, ha parlato di una nuova fase attuativa, costruita per tenere insieme sostenibilità, competitività del sistema produttivo e riduzione della dipendenza energetica.
La norma chiarisce che il riconoscimento di una porzione di territorio come area idonea non attribuisce automaticamente il diritto a realizzare un impianto, ma consente l’applicazione delle semplificazioni amministrative previste dal decreto legislativo 190 del 2024. Restano quindi validi vincoli e tutele in materia ambientale, paesaggistica, culturale, agroalimentare, oltre agli strumenti della pianificazione territoriale e di bacino.
Limiti per le aree agricole e nuove regole per i Comuni
Uno dei punti più rilevanti riguarda le aree agricole. La legge stabilisce che gli impianti da fonti rinnovabili non possano interessare più dell’1,5% della Superficie agricola utilizzata dell’intero territorio regionale, calcolata dal 31 dicembre 2020. A livello comunale, il limite viene fissato al 2,5% della Sau, salvo eventuali deroghe definite dalle amministrazioni locali.
Nelle aree interessate da colture certificate sarà possibile installare esclusivamente impianti agrivoltaici e geotermici. Per l’agrivoltaico viene previsto il mantenimento dell’attività agricola e la conservazione di almeno l’80% della Produzione lorda vendibile, così da evitare che la produzione energetica cancelli la funzione produttiva dei terreni.
Il provvedimento introduce anche obblighi per nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti, che dovranno prevedere impianti da fonti rinnovabili sulle superfici degli edifici e sui parcheggi di pertinenza. I Comuni potranno inoltre individuare una fascia di rispetto fino a 30 metri dagli ambiti urbani residenziali.
Secondo la Regione, il potenziale incremento di potenza installata nelle aree idonee individuate può arrivare a circa 10 GW, superando l’obiettivo assegnato all’Emilia-Romagna nel quadro nazionale. La nuova disciplina punta quindi a dare regole più chiare agli investimenti, proteggendo al tempo stesso suolo, paesaggio e produzioni agroalimentari di qualità.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to