Legalità, la Regione rilancia il bando 2026 per sostenere gli enti locali
16/04/2026
La Regione conferma anche per il 2026 uno degli strumenti più significativi della propria azione in materia di legalità, approvando il nuovo bando per gli accordi di programma con gli enti locali destinato a sostenere progetti territoriali su prevenzione, contrasto alla criminalità organizzata, tutela delle vittime e recupero sociale dei beni confiscati. Si tratta di un passaggio che non ha soltanto un valore amministrativo, perché definisce ancora una volta una precisa linea politica: rafforzare la capacità delle istituzioni locali di intervenire nei contesti più esposti, costruendo risposte concrete e diffuse, capaci di tenere insieme sicurezza, diritti e coesione sociale.
Il quadro di riferimento resta quello delineato dal Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabile, ma il bando di quest’anno introduce un accento ancora più marcato su alcuni fenomeni che stanno assumendo un rilievo crescente, a partire dall’odio online e dalle discriminazioni che si sviluppano negli ambienti digitali. La legalità, in questo senso, non viene più letta soltanto come presidio contro le mafie o contro i reati economici, ma come una pratica civile che deve sapersi misurare anche con le forme più recenti della violenza e dell’esclusione.
Un bando che amplia il raggio d’azione della legalità
Le misure messe a disposizione della Regione continuano a riguardare fronti molto concreti e fortemente radicati nella vita dei territori: il contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata, la prevenzione dell’usura e del caporalato, il sostegno alle vittime del racket e dei reati di stampo mafioso, l’assistenza psicologica e materiale, fino alla promozione di campagne di sensibilizzazione e di percorsi educativi rivolti alle scuole e ai contesti formativi.
La novità più interessante, tuttavia, sta nell’allargamento del campo di osservazione. La delibera approvata dalla Giunta invita infatti a considerare la cultura della legalità anche come strumento per presidiare le “piazze virtuali”, cioè quegli spazi digitali in cui si diffondono linguaggi d’odio, discriminazioni e comportamenti che mettono a rischio la qualità della convivenza democratica. L’educazione all’uso responsabile dei social media e degli strumenti digitali entra così a pieno titolo tra gli obiettivi delle politiche regionali, segnalando una consapevolezza più matura rispetto alle forme contemporanee della violenza.
Non si tratta di una scelta isolata. In questa direzione si colloca anche il recente protocollo sottoscritto con Corte d’Appello di Bologna, Procura Generale, Ordine degli Avvocati, Urcofer e Comune di Bologna, pensato per rafforzare la prevenzione dei crimini d’odio attraverso una collaborazione stabile tra soggetti istituzionali e professionali. Il bando 2026 si inserisce dunque in un disegno più ampio, che punta a rendere le politiche della legalità più integrate e più aderenti ai cambiamenti della società.
Territori, beni confiscati e sostegno alle vittime: una rete che continua a crescere
Il valore di questo strumento emerge anche dai numeri accumulati negli anni. Dall’entrata in vigore della legge regionale del 2016, sono stati sottoscritti 344 accordi di programma con Comuni, Unioni di Comuni, Province, scuole e università, per un investimento complessivo superiore ai nove milioni di euro. È il segno di una strategia che ha scelto di non concentrare tutto su grandi interventi simbolici, ma di lavorare in profondità, accompagnando gli enti locali nella costruzione di progetti mirati e coerenti con le specificità dei singoli territori.
Un capitolo centrale resta quello del recupero dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, fronte sul quale la Regione continua a mantenere un impegno strutturato. Ad oggi sono 49 gli immobili recuperati con il sostegno regionale e riutilizzati per finalità sociali, mentre dal 2011 le risorse investite per questo obiettivo hanno superato i 7,8 milioni di euro. Il riuso sociale dei beni confiscati continua a rappresentare uno dei segnali più concreti della presenza dello Stato e delle istituzioni sul territorio, perché restituisce alla collettività ciò che era stato sottratto dalla criminalità e lo trasforma in servizi, spazi condivisi e opportunità.
Accanto a questo, il bando conferma attenzione piena al sostegno delle vittime dell’usura, del racket e dei reati mafiosi, sia attraverso forme di consulenza e accompagnamento, sia tramite attività informative sul Fondo di solidarietà previsto per chi subisce richieste estorsive o usurarie. La candidatura ai progetti potrà essere presentata entro il 4 maggio 2026. È una scadenza che riguarda direttamente gli enti locali, ma il significato del provvedimento è più ampio: rafforzare la legalità, oggi, significa costruire comunità più consapevoli, più protette e più capaci di riconoscere i segni dell’illegalità, anche quando si presentano in forme nuove e meno visibili.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to