Olio dei Colli di Bologna, vicino il riconoscimento Igp
20/05/2026
L’Olio dei Colli di Bologna compie un passo decisivo verso il riconoscimento europeo dell’Indicazione geografica protetta. La domanda di registrazione dell’Igp è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, aprendo la fase di opposizione di tre mesi durante la quale Stati membri e Paesi terzi potranno presentare eventuali rilievi motivati. Se non arriveranno opposizioni, l’olio extravergine bolognese entrerà nel registro europeo dei prodotti Dop e Igp, diventando il 46° prodotto di qualità certificata dell’Emilia-Romagna.
Un nuovo riconoscimento per l’agroalimentare regionale
Il percorso riguarda una produzione storica delle colline bolognesi, caratterizzata da livelli di acidità libera tra i più bassi d’Italia e da un forte legame con un territorio riconosciuto dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità. Con l’eventuale iscrizione definitiva, l’Olio dei Colli di Bologna diventerebbe il terzo olio regionale certificato a livello europeo, dopo l’Olio Brisighella Dop e l’Olio Colline di Romagna Dop.
Il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’agroalimentare Alessio Mammi hanno definito la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea un passaggio importante per i produttori e per l’intero sistema agricolo emiliano-romagnolo. Il riconoscimento, costruito insieme alle imprese del territorio, premia qualità, tracciabilità e valorizzazione di una filiera che negli ultimi anni ha investito sul rilancio dell’olivicoltura bolognese.
Le Indicazioni geografiche restano uno strumento centrale per difendere il valore delle produzioni, sostenere il reddito lungo la filiera e rafforzare la competitività sui mercati nazionali e internazionali. Per la Regione, l’ingresso dell’Olio dei Colli di Bologna nel registro europeo rappresenterebbe un valore aggiunto per l’intero territorio bolognese e per la Dop Economy regionale.
Dalla rete dei produttori al disciplinare europeo
L’iter di riconoscimento è stato avviato ufficialmente nel 2021 dalla Rete Olio Extra Vergine di oliva Colli di Bologna, nata nel 2017 e oggi composta da undici aziende locali. Il lavoro di ricerca e stesura del disciplinare è stato coordinato dalla professoressa Tullia Gallina Toschi e dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, con la collaborazione del Comitato di assaggio Distal e della dottoressa Annalisa Rotondi dell’Istituto per la Bioeconomia del Cnr di Bologna.
Dopo il parere favorevole della Regione e il superamento dell’istruttoria nazionale del Masaf, la proposta è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale italiana il 9 luglio 2024. Il 2 ottobre dello stesso anno la domanda è stata trasmessa a Bruxelles, fino alla pubblicazione europea che ora avvicina la conclusione del percorso.
La storia dell’olivo nel bolognese affonda le radici in epoca romana, con testimonianze documentate già dall’VIII secolo. Dopo il declino causato da gelate e difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento, dagli anni Novanta l’olivicoltura locale ha ritrovato slancio grazie a studi scientifici, nuovi impianti e progetti di valorizzazione. L’olio si distingue per fruttato medio o intenso, note equilibrate di amaro e piccante e sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro.
Il disciplinare prevede produzioni monovarietali e blend. Nel primo caso almeno l’85% dell’olio deve derivare da una sola cultivar ammessa, tra cui Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e varietà autoctone bolognesi come Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Per i blend, invece, due o più cultivar ammesse devono rappresentare almeno l’80% del totale.
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